Il DM MEF 6 agosto 2025 introduce una revisione del modulo patrimoniale del piano dei conti integrato per le immobilizzazioni materiali, con effetti a decorrere dall’esercizio 2026.
L’intervento non incide sul rendiconto 2025, ma riguarda le operazioni di apertura della contabilità economico-patrimoniale 2026 e richiede una gestione attenta delle riclassificazioni contabili, in particolare per i beni demaniali e per i beni acquisiti tramite leasing finanziario.
Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 agosto 2025 modifica i principi contabili applicati al Dlgs 118/2011 con l’obiettivo di rendere più analitica e coerente la rappresentazione delle immobilizzazioni materiali nel modulo patrimoniale del piano dei conti integrato. La ratio dell’intervento è migliorare la leggibilità del patrimonio degli enti pubblici, superando alcune aggregazioni contabili che, nel tempo, avevano reso meno chiaro il rapporto tra natura del bene, modalità di acquisizione e trattamento degli ammortamenti. La decorrenza delle modifiche è fissata all’esercizio 2026. Questo significa che il rendiconto 2025 non è interessato dalle nuove disposizioni, mentre assumono particolare rilevanza le scritture di apertura del prossimo esercizio.
La scelta di far operare la riforma in sede di apertura della contabilità economico-patrimoniale 2026 non è casuale. Il legislatore contabile ha inteso evitare interventi correttivi retroattivi, concentrando l’adeguamento in una fase ben definita del ciclo contabile. Le amministrazioni sono quindi chiamate a gestire una fase di transizione, nella quale i saldi patrimoniali esistenti devono essere riallocati secondo la nuova struttura del piano dei conti, garantendo continuità e coerenza dei valori.
Uno dei principali ambiti di intervento riguarda i beni demaniali. Il decreto prevede che alcune voci del modulo patrimoniale del piano dei conti, dedicate a tali beni, siano eliminate a partire dall’esercizio 2027. In vista di questa eliminazione, già nel 2026 è necessario procedere a specifiche operazioni contabili. In sede di apertura delle scritture occorre:
• chiudere i conti patrimoniali relativi ai beni demaniali presenti nella precedente articolazione del piano dei conti;
• chiudere i relativi fondi ammortamento;
• chiudere gli eventuali crediti da alienazione dei beni demaniali.
I saldi risultanti da queste chiusure devono essere stornati e correttamente ripartiti sui nuovi conti patrimoniali dedicati ai beni demaniali, ai relativi fondi ammortamento e agli eventuali crediti da cessione.
L’operazione richiede particolare attenzione, poiché incide direttamente sulla continuità dei valori patrimoniali. Una riclassificazione non coerente può generare disallineamenti che emergono solo negli esercizi successivi.
Il secondo ambito di intervento riguarda i beni acquisiti mediante operazioni di leasing finanziario.
Anche in questo caso, la modifica è finalizzata a migliorare la trasparenza e la leggibilità del patrimonio. Il decreto stabilisce che i valori relativi ai beni in leasing, accantonati negli esercizi precedenti nei fondi ammortamento, devono essere stornati e attribuiti ai nuovi conti specifici dei fondi ammortamento dei beni in leasing finanziario.
Questa impostazione consente di distinguere in modo più chiaro:
• i beni di proprietà dell’ente;
• i beni utilizzati in virtù di contratti di leasing finanziario;
• i relativi ammortamenti.
La separazione ha rilievo non solo contabile, ma anche informativo, poiché consente una lettura più corretta della consistenza patrimoniale e delle modalità di utilizzo dei beni.
La gestione di queste modifiche non può prescindere dal ruolo dei software di contabilità. La revisione del piano dei conti richiede sistemi informativi aggiornati, in grado di supportare:
• la nuova struttura del modulo patrimoniale;
• le operazioni di storno e riallocazione dei saldi;
• la tracciabilità delle scritture di apertura;
• la coerenza storica dei dati patrimoniali.
In assenza di strumenti adeguati, il rischio è quello di interventi manuali frammentati, difficili da ricostruire e da giustificare in sede di controllo. La qualità dell’informazione contabile, in questa fase, dipende in larga misura dalla capacità del software di accompagnare correttamente la transizione.
La modifica del piano dei conti delle immobilizzazioni materiali produce effetti che vanno oltre la singola scrittura di apertura. Una rilevazione più analitica consente una migliore comprensione della composizione del patrimonio, una maggiore chiarezza nella gestione degli ammortamenti e una rappresentazione più fedele delle modalità di acquisizione dei beni.
Il patrimonio dell’ente diventa così più leggibile sia per gli operatori interni sia per i soggetti esterni chiamati a svolgere attività di controllo e analisi.
La revisione del piano dei conti delle immobilizzazioni materiali, introdotta dal DM MEF 6 agosto 2025, rappresenta un passaggio tecnico di rilievo per la contabilità economico-patrimoniale degli enti pubblici. L’intervento opera dal 2026, senza incidere sul rendiconto 2025, e richiede un’attenta gestione delle scritture di apertura, in particolare per i beni demaniali e per i beni acquisiti tramite leasing finanziario.
Una corretta applicazione delle nuove disposizioni presuppone metodo, coordinamento tra uffici e strumenti informatici adeguati. In questo quadro, la qualità della riclassificazione contabile diventa un elemento essenziale per garantire una rappresentazione veritiera e corretta del patrimonio e per ridurre il rischio di criticità nei controlli successivi.
Ulteriori spunti e aggiornamenti per comprendere meglio il contesto normativo e organizzativo della Pubblica Amministrazione.