Quando un immobile rientra nelle rimanenze
Gli ITAS sono gli standard contabili italiani per le amministrazioni pubbliche. L’ITAS 10 disciplina le rimanenze, mentre l’ITAS 4 riguarda le immobilizzazioni materiali.
Per individuare il trattamento di un immobile, gli uffici devono ricostruire la sua funzione nell’attività dell’ente. La finalità originaria e la successiva decisione di venderlo sono informazioni distinte.
Anche i chiarimenti della Ragioneria generale dello Stato richiamano la natura originaria e la finalità di acquisizione nell’esame degli immobili inclusi nel piano delle alienazioni.
La presenza nel piano costituisce pertanto un elemento da raccordare con la documentazione del bene e con le condizioni rilevanti alla data di bilancio.
Quali requisiti distinguono attività correnti e non correnti
L’ITAS 1 disciplina la distinzione generale tra attività correnti e non correnti.
Il paragrafo 33 individua requisiti alternativi. Tra questi rientrano la realizzazione attesa, o la detenzione per la vendita o il consumo, durante il normale ciclo operativo e la realizzazione attesa entro dodici mesi dalla chiusura dell’esercizio.
Per i beni destinati alla dismissione occorre quindi valutare i tempi attesi attraverso gli elementi disponibili: atti adottati, condizioni dell’operazione e circostanze che possono incidere sulla sua conclusione.
La voce F dello stato patrimoniale, denominata “Altre attività destinate alla vendita”, deve essere utilizzata sulla base di una classificazione documentata, verificando i requisiti applicabili al singolo bene.
Come considerare il ciclo operativo
Il paragrafo 32 dell’ITAS 1 fa coincidere convenzionalmente il normale ciclo operativo con il periodo amministrativo.
Se l’amministrazione ritiene che abbia una durata diversa, ne tiene conto nella distinzione tra attività e passività correnti e non correnti, fornendo motivazione e adeguata evidenza nella nota integrativa.
Il riferimento temporale deve quindi essere coerente con il criterio adottato e con le informazioni che sostengono la rappresentazione in bilancio.
Un esempio: due immobili nello stesso piano
In un esempio ipotetico, un Comune inserisce nel piano un ex ufficio e un fabbricato inutilizzato.
Per l’ex ufficio sono disponibili documenti aggiornati e atti che permettono di valutare concretamente il percorso di vendita. Per il fabbricato restano informazioni da ricostruire e condizioni che possono incidere sui tempi.
La presenza nello stesso piano non esaurisce l’analisi contabile. Ogni posizione richiede una verifica specifica degli elementi che sostengono la classificazione.
Anche le scelte di valorizzazione devono essere esaminate secondo il contenuto dell’operazione: possono riguardare utilizzo o gestione del bene senza comportarne necessariamente la vendita.
Quali informazioni condividere tra gli uffici
Una possibile scheda operativa può collegare identificazione e riferimento inventariale, finalità originaria, uso attuale, destinazione prevista, atti adottati, tempi attesi, valore contabile e motivazione della classificazione.
È una proposta organizzativa da adattare all’ente.
L’ufficio patrimonio contribuisce alla ricostruzione del bene; l’ufficio tecnico fornisce le informazioni di competenza; la funzione finanziaria valuta il trattamento contabile sulla base dei documenti condivisi.
Il primo controllo utile consiste nel verificare che, per ogni immobile interessato, sia ricostruibile il collegamento tra decisione amministrativa, condizioni della dismissione e rappresentazione accrual.