Dopo oltre quindici mesi di intensa trattativa e confronto tra le parti sociali, in data 3 novembre 2025 è stata finalmente siglata la pre-intesa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Funzioni Locali, riferito al triennio 2022-2024. Questo passaggio, atteso da tempo da amministrazioni e lavoratori, rappresenta un momento di rilievo nel percorso di aggiornamento delle condizioni economiche e normative del personale degli enti territoriali.
La firma è il risultato di un lungo lavoro di mediazione, caratterizzato da tavoli tecnici, incontri di approfondimento e numerose proposte di riformulazione, che hanno consentito di raggiungere un equilibrio tra esigenze di sostenibilità finanziaria e riconoscimento del valore professionale di chi opera quotidianamente nella Pubblica Amministrazione locale. Tale intesa apre la strada alla definizione del testo definitivo del contratto, che dovrà ora essere sottoposto alle procedure di verifica e approvazione, ma che già delinea le principali innovazioni economiche e organizzative destinate a incidere in modo significativo sulla gestione del personale e sui rapporti di lavoro all’interno degli enti.
L’accordo prevede aumenti retributivi medi di circa 140 euro lordi al mese (da cui va detratta l’IVC già percepita e attualmente in busta paga), con il conseguente sblocco degli arretrati contrattuali a decorrere dal 1.01.2024 per il personale interessato. Tale misura si traduce in un miglioramento tangibile della busta paga, che andrà a incidere sulla capacità di spesa dei lavoratori e sul riconoscimento del loro impegno costante nel garantire l’efficienza dei servizi pubblici locali.
Oltre all’aspetto economico immediato, l’accordo rappresenta un importante segnale politico e istituzionale di attenzione verso un comparto che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare carenze di organico, crescente complessità normativa e forte pressione da parte dei cittadini in termini di qualità dei servizi. Si tratta quindi di un rinnovo contrattuale che non si limita ad aggiornare le retribuzioni, ma che interviene anche sulla struttura complessiva del fondo salario accessorio, incidendo su meccanismi di incentivazione e valorizzazione delle professionalità interne.
La revisione della composizione del fondo mira a garantire una distribuzione più equa delle risorse e una maggiore correlazione tra performance, responsabilità e riconoscimenti economici, con l’obiettivo di rafforzare la motivazione del personale e migliorare la qualità complessiva delle prestazioni rese agli enti e ai cittadini.
A decorrere dal 1.01.2024 il nuovo CCNL prevede un incremento delle risorse del fondo (parte stabile) nella misura dello 0,14% relativo al monte salari 2021 riferito al personale destinatario del presente CCNL di ciascuna amministrazione. Tale incremento, seppur contenuto, assume una valenza strutturale significativa poiché consolida in modo permanente una quota aggiuntiva di risorse destinate alla contrattazione decentrata.
L’obiettivo è garantire una maggiore stabilità nella programmazione delle politiche retributive, offrendo agli enti strumenti più efficaci per pianificare e gestire le dinamiche del salario accessorio nel medio-lungo periodo. Ciò consente di ridurre la frammentarietà delle risorse e di assicurare un maggiore allineamento tra disponibilità di bilancio e riconoscimenti economici legati alla produttività e alla qualità dei servizi resi ai cittadini.
Viene inoltre confermata, in capo ad ogni ente, la modalità facoltativa – attivabile sulla base delle proprie capacità di bilancio – di incremento delle risorse del fondo (parte variabile non soggetta a limite) nella misura dello 0,22% del monte salari 2021. Tale impostazione mira a preservare l’equilibrio tra le diverse componenti del fondo, garantendo al contempo una gestione flessibile e coerente con i principi di equità, trasparenza e sostenibilità economica.
Ulteriore novità è rappresentata dal parziale conglobamento dell’indennità di comparto nello stipendio tabellare, misura che segna un passo importante verso una maggiore semplificazione e trasparenza delle componenti retributive. Tale intervento mira a ridurre la frammentazione delle voci di stipendio e ad accrescere la chiarezza nella lettura delle buste paga, offrendo una rappresentazione più lineare e coerente del trattamento economico complessivo.
La decorrenza della misura dipenderà dalla data di sottoscrizione definitiva del CCNL: dal 1.01.2026, se il contratto verrà sottoscritto entro il 31.12.2025, oppure dal 1.01.2027 se la firma definitiva avverrà successivamente. In entrambi i casi, gli uffici del personale dovranno predisporre una revisione puntuale dei prospetti di costo, delle proiezioni di bilancio e delle simulazioni sulle dinamiche del fondo.
Il conglobamento parziale dell’indennità di comparto nello stipendio tabellare comporterà il superamento della quota a carico del bilancio dell’indennità stessa e determinerà una parziale riduzione della quota finanziata a valere sulle risorse del salario accessorio. Tale cambiamento introduce una revisione strutturale nel modo in cui le amministrazioni gestiscono le risorse economiche destinate al personale, liberando margini di flessibilità nella gestione del fondo destinato alla contrattazione integrativa.
Detta riduzione dovrà tuttavia continuare ad essere computata figurativamente ai fini del rispetto dei tetti di spesa del salario accessorio previsti dalla normativa vigente, in particolare dall’art.23, comma 2, del D.Lgs. 75/2017 e dall’art.14, comma 1-bis del D.L. 25/2025. Tale accorgimento mantiene la coerenza con i vincoli finanziari e preserva la capacità contrattuale degli enti nel tempo, garantendo una gestione sostenibile e trasparente.
Il nuovo contratto conferma la previsione secondo la quale le risorse stanziate ai sensi dell’art.14, comma 1-bis del D.L. 25/2025 alimentano in via definitiva la parte stabile del fondo, consolidando una base economica permanente per la contrattazione integrativa. Questa misura assicura una maggiore prevedibilità nel tempo e consente agli enti di programmare con consapevolezza le politiche retributive future, evitando discontinuità e garantendo coerenza tra programmazione e valorizzazione del personale.
Tra le principali novità figura anche l’incremento delle indennità massime per i dipendenti titolari di incarichi di Elevata Qualificazione, che passano da €18.000 a €22.000. L’aumento riconosce il crescente livello di responsabilità e le competenze richieste, oltre a rendere più attrattive le posizioni di coordinamento e direzione. Viene inoltre confermata la possibilità di attribuire incentivi al personale impegnato in funzioni associate o in attività di protezione civile.
La pre-intesa conferma l’attuale impianto dell’ordinamento professionale, rafforzando il quadro introdotto con il precedente rinnovo contrattuale e assicurando continuità all’assetto delle aree e dei profili. Questa scelta preserva l’equilibrio tra specializzazione, responsabilità e percorsi di crescita, con l’obiettivo di valorizzare le competenze tecniche e gestionali del personale.
Alla luce delle novità, gli enti sono chiamati ad avviare sin da subito la verifica degli impatti sulle strutture retributive e organizzative, valutando le ricadute del conglobamento e pianificando la ridefinizione del fondo salario accessorio. Sarà necessario un lavoro coordinato tra uffici del personale e servizi finanziari per garantire un’applicazione coerente, sostenibile e conforme alle nuove disposizioni del CCNL.
Ulteriori spunti e aggiornamenti per comprendere meglio il contesto normativo e organizzativo della Pubblica Amministrazione.