La verifica della situazione gestionale diventa ancora più importante
L'articolo 30 del D.Lgs. 201/2022 ha introdotto per gli Enti locali l'obbligo di effettuare una ricognizione periodica della situazione gestionale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
L'obiettivo della verifica è valutare la qualità del servizio, il raggiungimento degli obiettivi previsti e la capacità del modello gestionale adottato di soddisfare i bisogni della collettività.
La modifica normativa rafforza ulteriormente questo strumento.
La verifica non deve essere considerata un adempimento documentale, ma un'attività di controllo sostanziale sulla gestione del servizio.
Quando una gestione diventa insoddisfacente
Uno degli aspetti più rilevanti della modifica riguarda la definizione di andamento gestionale insoddisfacente.
La normativa chiarisce che è sufficiente il verificarsi anche di una sola delle condizioni previste dalla disciplina per far scattare gli obblighi conseguenti.
Si tratta di un chiarimento importante.
In passato alcune interpretazioni tendevano a leggere gli indicatori in modo complessivo, valutando il quadro generale della gestione.
La nuova formulazione rafforza invece il principio secondo cui anche una singola criticità significativa può richiedere l'attivazione delle misure correttive.
L'obbligo di adottare misure correttive
Quando emerge una situazione gestionale insoddisfacente, l'ente locale non può limitarsi a prenderne atto.
La normativa richiede l'adozione di uno specifico atto di indirizzo contenente le misure necessarie per migliorare la qualità del servizio.
Questo passaggio assume un ruolo centrale.
L'ente deve individuare le criticità emerse, definire gli interventi necessari e programmare le azioni correttive da attuare.
La verifica, quindi, non si conclude con la rilevazione del problema.
Al contrario, rappresenta il punto di partenza per il miglioramento del servizio.
Entra in campo l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
La novità più evidente riguarda il rafforzamento del ruolo dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
La nuova disciplina attribuisce all'AGCM l'attività di monitoraggio sugli atti di indirizzo adottati dagli enti locali in presenza di situazioni gestionali insoddisfacenti, sentite le altre Autorità competenti.
Questo significa che il controllo non si esaurisce più all'interno dell'ente.
Le misure correttive adottate potranno essere oggetto di una valutazione esterna, aumentando il livello di attenzione sulla qualità della gestione dei servizi pubblici locali.
Le conseguenze sui rapporti contrattuali
Le modifiche introdotte incidono anche sui rapporti con i gestori dei servizi.
La disciplina già prevedeva la possibilità di risolvere anticipatamente il rapporto contrattuale in caso di grave inadempimento nell'attuazione delle misure correttive.
La novità amplia questa possibilità.
La risoluzione potrà infatti essere valutata anche nei casi in cui il piano non venga adottato entro i termini previsti oppure quando il piano adottato risulti insufficiente o inefficace rispetto alle criticità riscontrate.
Questo rafforza significativamente la responsabilità degli enti nella predisposizione delle misure correttive.
Il ruolo di ANAC
Accanto all'AGCM entra in gioco anche l'Autorità Nazionale Anticorruzione.
La nuova disciplina attribuisce ad ANAC specifici poteri di intervento nei confronti degli enti che non rispettano gli obblighi previsti dalla normativa.
In particolare, l'Autorità può assegnare un termine perentorio, non superiore a trenta giorni, per regolarizzare la posizione dell'ente.
L'intervento può riguardare diverse situazioni:
- mancata adozione della relazione sulla situazione gestionale;
- mancata pubblicazione della relazione sul sito istituzionale;
- mancata adozione dell'atto di indirizzo in presenza di criticità gestionali.
La verifica della situazione gestionale entra quindi stabilmente nel sistema dei controlli esterni.
Un cambio di prospettiva per gli Enti locali
Le modifiche introdotte dal legislatore evidenziano una tendenza chiara.
L'attenzione non è più concentrata esclusivamente sulle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali.
Diventa centrale anche la capacità dell'ente di monitorare nel tempo la qualità della gestione e di intervenire tempestivamente quando emergono criticità.
Questo richiede un approccio più strutturato.
La relazione annuale sulla situazione gestionale non può essere vista come un documento da predisporre a consuntivo.
Deve diventare uno strumento di analisi e governo del servizio.
Perché la relazione gestionale assume un valore strategico
La relazione prevista dall'articolo 30 del D.Lgs. 201/2022 assume oggi un'importanza ancora maggiore.
Da questo documento dipende infatti la capacità dell'ente di dimostrare:
- la qualità del monitoraggio effettuato;
- la corretta individuazione delle criticità;
- la capacità di programmare interventi correttivi efficaci.
Una relazione incompleta o meramente descrittiva rischia di rendere più difficile la gestione delle successive fasi di controllo.
Per questo motivo è sempre più importante costruire sistemi di monitoraggio che consentano di raccogliere dati attendibili e misurare concretamente le performance del servizio.
Conclusione
Le modifiche introdotte dal DL 19/2026 rafforzano significativamente il sistema di controllo sui servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Gli Enti locali non sono chiamati soltanto a verificare periodicamente l'andamento della gestione, ma anche a dimostrare la capacità di intervenire in presenza di criticità e di adottare misure correttive realmente efficaci.
L'ingresso più incisivo di AGCM e ANAC nel sistema dei controlli conferma una tendenza ormai evidente: la qualità della gestione dei servizi pubblici locali non è più solo una responsabilità amministrativa interna, ma un elemento sempre più monitorato anche a livello istituzionale.