Residui attivi inesigibili: il problema non è solo perdere un credito. È compromettere l'attendibilità dell'intero bilancio

04 Settembre 2026
Marco Sigaudo

Introduzione

Quando un Ente locale mantiene in bilancio un credito ormai privo di concrete possibilità di riscossione, il problema non riguarda soltanto quella singola entrata. Riguarda la capacità del rendiconto di rappresentare fedelmente la reale situazione finanziaria dell'amministrazione.

È questo il messaggio che emerge con particolare chiarezza dalla deliberazione n. 71/2026/PRSE della Corte dei conti Emilia-Romagna, che richiama l'attenzione su uno degli aspetti più delicati della contabilità armonizzata: la corretta gestione dei residui attivi.

Molto spesso il tema viene affrontato concentrandosi esclusivamente sulla perdita economica derivante dal mancato incasso di un credito.

In realtà la questione è molto più ampia.

Un residuo attivo mantenuto in bilancio senza una concreta prospettiva di riscossione altera il risultato di amministrazione, influenza le scelte di programmazione finanziaria e può trasmettere un'immagine della solidità economica dell'Ente che non corrisponde alla realtà.

Per questo motivo il riaccertamento ordinario dei residui non può essere considerato un semplice adempimento tecnico.

Rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui l'Ente garantisce la veridicità del proprio bilancio.

In questo articolo analizziamo:

  • perché i residui attivi incidono direttamente sull'attendibilità del rendiconto;
  • cosa si intende per avanzo di amministrazione apparente;
  • quale funzione svolge realmente il riaccertamento ordinario;
  • il rapporto tra residui attivi e Fondo crediti di dubbia esigibilità;
  • le implicazioni organizzative per gli Enti locali.

Un residuo attivo non è soltanto un credito da incassare

Nella contabilità armonizzata i residui attivi rappresentano entrate già accertate ma non ancora riscosse.

Non costituiscono semplici annotazioni amministrative destinate a essere incassate in futuro.

Sono elementi che incidono direttamente sulla determinazione del risultato di amministrazione e, di conseguenza, sulla rappresentazione della situazione finanziaria dell'Ente.

Ogni residuo mantenuto nel rendiconto contribuisce infatti alla formazione dell'avanzo di amministrazione.

Se quel credito continua a permanere in bilancio pur non presentando più concrete possibilità di riscossione, il risultato finale rischia di rappresentare una disponibilità solo teorica.

Il problema, quindi, non è soltanto il mancato incasso.

È la perdita di attendibilità dell'intero documento contabile.

Quando l'avanzo esiste soltanto sulla carta

La Corte dei conti utilizza un'espressione particolarmente efficace.

Il mantenimento di residui attivi inesigibili può determinare un avanzo di amministrazione apparente.

Si tratta di una situazione nella quale il rendiconto risulta formalmente corretto sotto il profilo contabile, ma non rappresenta più fedelmente la reale consistenza delle risorse dell'Ente.

L'avanzo aumenta.

Ma non perché siano cresciute le disponibilità finanziarie.

Semplicemente continuano a essere contabilizzati crediti che, con elevata probabilità, non produrranno mai un'effettiva riscossione.

È una distinzione fondamentale.

Il bilancio pubblico non deve limitarsi a rispettare le regole tecniche.

Deve descrivere la realtà economico-finanziaria dell'amministrazione con attendibilità e trasparenza.

Il riaccertamento ordinario non è un controllo formale

Per evitare questo rischio assume un ruolo centrale il riaccertamento ordinario dei residui.

Troppo spesso questa attività viene percepita come un adempimento necessario per predisporre il rendiconto.

La deliberazione della Corte richiama invece una prospettiva completamente diversa.

Il riaccertamento rappresenta un momento di verifica sostanziale.

Non è sufficiente accertare che il credito sia nato legittimamente o che il relativo titolo giuridico continui formalmente a esistere. L'Ente deve verificare se permangano anche le concrete possibilità di riscossione.

La permanenza del residuo richiede quindi una valutazione complessiva che tenga conto, tra gli altri elementi:

  • dell'anzianità del credito;
  • del comportamento del debitore;
  • delle attività di recupero già esperite;
  • dell'eventuale esistenza di procedure esecutive;
  • delle effettive probabilità di incasso.

Solo attraverso questa analisi è possibile stabilire se il credito possa continuare a permanere nel bilancio.

I residui inesigibili non nascono durante il rendiconto

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dalla Corte riguarda proprio l'origine del problema.

I residui attivi inesigibili non si formano durante il riaccertamento.

Il rendiconto li rende semplicemente visibili.

Le loro cause si sviluppano durante tutta la gestione finanziaria.

Molto spesso derivano da:

  • previsioni di entrata eccessivamente ottimistiche;
  • insufficiente monitoraggio delle riscossioni;
  • ritardi nell'attivazione delle procedure di recupero;
  • carenze organizzative nella gestione delle entrate;
  • mancata revisione periodica delle posizioni creditorie.

Il riaccertamento costituisce quindi il momento conclusivo di un percorso che dovrebbe essere costantemente monitorato durante tutto l'esercizio.

Per questo motivo la soluzione non può limitarsi alla cancellazione finale dei residui.

Occorre migliorare l'intero sistema di gestione delle entrate.

Il FCDE è una tutela, ma non risolve il problema

Parlando di residui attivi emerge inevitabilmente il tema del Fondo crediti di dubbia esigibilità.

Il FCDE rappresenta uno dei principali strumenti di prudenza introdotti dalla contabilità armonizzata.

Attraverso gli accantonamenti viene neutralizzato il rischio che crediti di difficile riscossione producano effetti distorsivi sul risultato di amministrazione.

La Corte richiama però un principio particolarmente importante.

Il Fondo non rende esigibile un credito che, nella realtà, non lo è più.

L'accantonamento protegge gli equilibri contabili.

Non elimina il problema sostanziale.

Se il residuo continua a permanere nel bilancio pur essendo ormai privo di concrete prospettive di recupero, il rischio permane.

Semplicemente viene compensato attraverso un meccanismo prudenziale.

Per questo motivo il FCDE non può sostituire una corretta attività di riaccertamento.

Le due attività operano su piani differenti e complementari.

La gestione delle entrate rappresenta il primo presidio

La migliore tutela contro l'accumulo di residui inesigibili nasce molto prima della predisposizione del rendiconto.

Un sistema efficiente dovrebbe prevedere:

  • una corretta programmazione delle entrate;
  • il monitoraggio costante delle riscossioni;
  • l'aggiornamento periodico delle posizioni creditorie;
  • l'attivazione tempestiva delle procedure di recupero;
  • la verifica delle situazioni maggiormente esposte al rischio di inesigibilità.

Una gestione ordinata delle entrate riduce progressivamente il numero dei residui destinati a trasformarsi in crediti ormai non più recuperabili.

Il riaccertamento finale diventa così la naturale conclusione di un'attività di controllo svolta durante tutto l'anno.

Gli effetti si riflettono anche sulla programmazione futura

La qualità dei residui attivi produce conseguenze che vanno ben oltre il rendiconto.

Il risultato di amministrazione rappresenta infatti il punto di partenza della gestione dell'esercizio successivo.

Da esso dipendono:

  • la determinazione dell'avanzo disponibile;
  • la possibilità di finanziare nuovi investimenti;
  • gli equilibri del bilancio di previsione;
  • le future politiche finanziarie dell'Ente.

Un avanzo costruito anche su crediti ormai inesigibili rischia di indurre l'amministrazione a programmare nuove spese facendo affidamento su risorse che, nella realtà, non diventeranno mai liquidità disponibile.

È proprio questo uno degli effetti più pericolosi del mantenimento di residui non più esigibili.

Una responsabilità che coinvolge tutta l'organizzazione

La corretta gestione dei residui non può essere demandata esclusivamente al servizio finanziario.

Ogni ufficio responsabile della gestione delle entrate contribuisce direttamente alla qualità del risultato di amministrazione.

I responsabili dei servizi sono chiamati a garantire:

  • il monitoraggio continuo delle riscossioni;
  • l'aggiornamento dello stato delle posizioni creditorie;
  • la tempestiva segnalazione delle situazioni critiche;
  • l'attivazione delle procedure di recupero;
  • la verifica della permanenza delle condizioni di esigibilità.

Solo una collaborazione costante tra tutti gli uffici consente di costruire un rendiconto realmente rappresentativo della situazione finanziaria dell'Ente.

Il principio della prudenza resta il fondamento della contabilità armonizzata

L'intera disciplina dei residui attivi si inserisce all'interno di uno dei principi cardine della contabilità armonizzata.

La prudenza.

Il bilancio deve rappresentare soltanto risorse che presentino concrete possibilità di realizzazione.

Mantenere crediti ormai inesigibili significa allontanarsi da questo principio.

Il rischio non consiste soltanto nell'esporre un credito destinato a non essere riscosso.

Consiste nel compromettere l'attendibilità complessiva del rendiconto e nel fornire agli amministratori informazioni non pienamente rappresentative della reale situazione finanziaria.

La prudenza, quindi, non rappresenta un limite alla gestione.

È la condizione necessaria affinché le decisioni future possano poggiare su dati realmente affidabili.

Conclusioni

Con la deliberazione n. 71/2026/PRSE la Corte dei conti Emilia-Romagna ribadisce un principio centrale della contabilità armonizzata: la qualità del risultato di amministrazione dipende anche dalla qualità dei residui attivi mantenuti nel bilancio.

Il riaccertamento ordinario non costituisce un semplice passaggio tecnico nella predisposizione del rendiconto.

È il momento nel quale l'Ente verifica se i crediti iscritti continuino realmente a rappresentare risorse future oppure se siano diventati mere poste contabili prive di concrete prospettive di riscossione.

Il Fondo crediti di dubbia esigibilità rappresenta uno strumento indispensabile di tutela degli equilibri finanziari, ma non può sostituire una corretta gestione delle entrate né una rigorosa valutazione dell'effettiva esigibilità dei crediti.

Per gli Enti locali il messaggio è particolarmente chiaro.

Un credito mantenuto artificiosamente nel bilancio non rafforza la situazione finanziaria dell'amministrazione.

Al contrario, rischia di alterare il risultato di amministrazione, influenzare la programmazione futura e compromettere la credibilità dell'intero sistema contabile.

Perché il vero obiettivo della contabilità armonizzata non è conservare il maggior numero possibile di crediti.

È rappresentare, con prudenza e attendibilità, la reale situazione finanziaria dell'Ente.

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