FCDE accelerato: la vera riforma non riguarda il Fondo. Riguarda il modo in cui gli Enti locali gestiscono la riscossione.

21 Agosto 2026
Marco Sigaudo

Introduzione

Quando si parla di FCDE accelerato, l\'attenzione si concentra quasi sempre su un aspetto: la possibilità di ridurre anticipatamente il Fondo crediti di dubbia esigibilità e liberare risorse per il bilancio.

È una reazione comprensibile.

Per molti Enti locali il FCDE rappresenta uno degli accantonamenti più consistenti del bilancio di previsione e del risultato di amministrazione. Ogni riduzione dello stanziamento viene quindi percepita come un\'opportunità per recuperare margini di manovra finanziaria.

Ma fermarsi a questa lettura significa cogliere soltanto la parte finale della riforma.

La vera novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 non consiste infatti nella possibilità di ridurre il Fondo.

Consiste nell\'aver trasformato la capacità di riscossione in un indicatore della qualità organizzativa dell\'Ente.

Per la prima volta il legislatore collega direttamente la misura del FCDE non soltanto ai risultati conseguiti, ma anche alla capacità dell\'amministrazione di dimostrare che quei risultati derivano da un percorso organizzativo stabile, programmato e destinato a consolidarsi nel tempo.

È un cambiamento culturale prima ancora che contabile.

Il metodo accelerato non rappresenta una deroga ai principi della prudenza.

Rappresenta un incentivo a migliorare strutturalmente la gestione delle entrate.

In questo articolo analizziamo:

  • come cambia la logica del FCDE accelerato;
  • perché il legislatore richiede un progetto almeno triennale;
  • quale ruolo assume il monitoraggio della riscossione;
  • cosa accade se i risultati non vengono mantenuti;
  • quali riflessi produce la riforma sull\'intera gestione finanziaria dell\'Ente.

Il FCDE continua a svolgere la stessa funzione

Per comprendere il significato della riforma è opportuno partire da un punto fermo.

Il Fondo crediti di dubbia esigibilità non cambia natura.

Continua a rappresentare uno dei principali strumenti attraverso cui la contabilità armonizzata tutela gli equilibri di bilancio.

La sua funzione rimane quella prevista sin dall\'introduzione del D.Lgs. 118/2011.

Impedire che l\'Ente finanzi la propria capacità di spesa facendo affidamento su entrate che presentano un concreto rischio di mancata riscossione.

Il FCDE continua quindi ad applicare il principio della prudenza.

La riforma non riduce le garanzie offerte dal Fondo.

Non introduce un sistema meno rigoroso.

Interviene esclusivamente sul criterio attraverso cui il Fondo può essere determinato quando l\'Ente dimostra di aver migliorato stabilmente la propria capacità di riscossione.

È una differenza fondamentale.

La prudenza non viene attenuata.

Viene resa più aderente alla reale esposizione al rischio.

Il metodo accelerato non è una scorciatoia contabile

Proprio qui nasce uno degli equivoci più diffusi.

La possibilità di applicare il metodo accelerato potrebbe indurre a pensare che il legislatore abbia voluto creare un meccanismo per liberare più rapidamente risorse a favore degli Enti.

La realtà è diversa.

La riduzione del Fondo rappresenta soltanto la conseguenza finale di un percorso molto più articolato.

L\'obiettivo della norma non è consentire accantonamenti inferiori.

È incentivare gli Enti a costruire sistemi di riscossione più efficienti.

Il messaggio del legislatore è molto chiaro.

Il FCDE diminuisce soltanto quando diminuisce realmente il rischio di mancata riscossione.

E il rischio si riduce soltanto se migliora l\'organizzazione dell\'Ente.

Non basta dimostrare che gli incassi sono aumentati

È probabilmente questo il passaggio più innovativo dell\'intera disciplina.

Molti hanno letto il nuovo metodo concentrandosi esclusivamente sui risultati conseguiti.

Più riscossioni.

Meno FCDE.

In realtà la norma richiede molto di più.

Accanto al miglioramento della capacità di riscossione viene richiesto un secondo requisito, spesso meno evidenziato ma decisivo.

L\'Ente deve aver formalmente adottato un progetto almeno triennale finalizzato ad aumentare e consolidare la propria capacità di riscossione.

Questo significa che il legislatore non si limita a valutare il risultato.

Vuole comprendere anche come quel risultato sia stato ottenuto.

Un incremento occasionale degli incassi non basta.

Occorre dimostrare che il miglioramento deriva da un cambiamento organizzativo destinato a produrre effetti anche negli esercizi successivi.

Perché il progetto triennale rappresenta il cuore della riforma

La richiesta di un progetto pluriennale risponde a una precisa logica.

Le performance di riscossione possono migliorare per motivi molto diversi.

Ad esempio:

  • recuperi straordinari di crediti arretrati;
  • definizioni agevolate;
  • particolari condizioni economiche favorevoli;
  • attività eccezionali di recupero;
  • incrementi temporanei dei pagamenti spontanei.

Tutti questi fattori possono produrre risultati positivi.

Ma nessuno garantisce, da solo, che il miglioramento sia stabile.

Il legislatore vuole invece premiare gli Enti che modificano strutturalmente il proprio modo di gestire le entrate.

Il progetto triennale serve proprio a dimostrare questo.

Non fotografa un dato.

Documenta un percorso.

Il miglioramento deve diventare un processo organizzativo

La norma non impone uno schema rigido per la predisposizione del progetto.

Lascia agli Enti un significativo margine di autonomia.

Tuttavia, affinché il progetto possa realmente dimostrare un miglioramento strutturale, dovrebbe intervenire sui principali fattori che influenzano la riscossione.

Tra gli interventi più significativi possono rientrare:

  • aggiornamento continuo delle banche dati tributarie;
  • revisione delle procedure di accertamento;
  • riduzione dei tempi tra scadenza e attivazione del recupero;
  • potenziamento della riscossione coattiva;
  • maggiore integrazione tra ufficio tributi e servizio finanziario;
  • coordinamento con il concessionario della riscossione;
  • utilizzo di strumenti digitali di monitoraggio;
  • definizione di indicatori periodici di performance.

Il vero obiettivo consiste nel trasformare la gestione delle entrate da attività episodica a processo permanente.

Il monitoraggio diventa parte integrante della gestione

Predisporre un progetto, però, non basta.

La riforma attribuisce grande importanza anche al monitoraggio continuo.

L\'Ente deve essere in grado di dimostrare che le misure previste vengono realmente attuate.

Questo richiede un\'attività costante di verifica.

Il responsabile del servizio finanziario dovrà seguire nel tempo:

  • l\'evoluzione della capacità di riscossione;
  • l\'andamento dei residui attivi;
  • il raggiungimento degli obiettivi intermedi;
  • l\'efficacia delle misure organizzative adottate;
  • gli eventuali scostamenti rispetto alla programmazione.

Il progetto, quindi, non rappresenta un documento statico.

Diventa uno strumento di governo della gestione.

La clausola di salvaguardia conferma la logica della riforma

Uno degli aspetti più significativi della disciplina riguarda il mantenimento dei risultati.

Il legislatore non considera infatti il metodo accelerato come un beneficio permanente.

La norma prevede una vera e propria clausola di salvaguardia.

Dal terzo anno di applicazione, se il miglioramento della capacità di riscossione non viene confermato, l\'Ente dovrà tornare al metodo ordinario di determinazione del FCDE.

È una previsione perfettamente coerente con l\'impostazione della riforma.

La riduzione del Fondo trova giustificazione soltanto finché permane il miglioramento organizzativo che l\'ha resa possibile.

Quando il miglioramento viene meno, anche il criterio di determinazione del Fondo torna quello ordinario.

Il FCDE diventa anche un indicatore della qualità organizzativa

Per molti anni il Fondo crediti di dubbia esigibilità è stato percepito esclusivamente come un vincolo contabile.

Una posta che limitava la capacità di spesa dell\'Ente.

Con il metodo accelerato cambia anche questa prospettiva.

Il FCDE diventa indirettamente uno strumento attraverso cui misurare la qualità della gestione delle entrate.

Più efficiente è l\'organizzazione.

Maggiore è la capacità di riscossione.

Minore è il rischio di inesigibilità.

Più contenuto potrà essere il Fondo.

La riforma introduce quindi un collegamento diretto tra organizzazione amministrativa e risultati contabili.

I benefici vanno ben oltre la riduzione del Fondo

Limitarsi a considerare il FCDE accelerato come uno strumento per liberare risorse sarebbe riduttivo.

Un miglioramento stabile della riscossione produce effetti molto più ampi.

Tra i principali benefici si possono evidenziare:

  • maggiore liquidità disponibile;
  • riduzione dei residui attivi di difficile riscossione;
  • maggiore attendibilità del risultato di amministrazione;
  • miglioramento della programmazione finanziaria;
  • rafforzamento degli equilibri di bilancio;
  • minore esposizione ai rischi connessi alla gestione dei crediti.

In altre parole, la riforma non migliora soltanto il FCDE.

Migliora l\'intero sistema della gestione finanziaria.

Una riforma che cambia il modo di governare le entrate

Il metodo accelerato introduce una logica profondamente diversa rispetto al passato.

Per molti anni l\'attenzione si è concentrata prevalentemente sul calcolo del Fondo.

Oggi il legislatore sposta il baricentro sulla qualità dei processi che stanno alla base di quel calcolo.

L\'Ente non viene premiato perché riduce gli accantonamenti.

Viene premiato perché ha dimostrato di saper ridurre il rischio.

È un cambiamento che valorizza:

  • la programmazione;
  • il monitoraggio;
  • la collaborazione tra uffici;
  • la gestione integrata delle entrate;
  • la capacità organizzativa dell\'amministrazione.

In questa prospettiva il FCDE non rappresenta più soltanto un presidio contabile.

Diventa anche un indicatore della qualità della gestione.

Conclusioni

Con l\'introduzione del FCDE accelerato, la Legge di Bilancio 2026 compie un passo importante nell\'evoluzione della contabilità armonizzata.

La possibilità di ridurre anticipatamente il Fondo crediti di dubbia esigibilità costituisce certamente un\'opportunità per gli Enti locali.

Ma rappresenta soprattutto il riconoscimento di un principio fondamentale.

La prudenza del bilancio può diminuire soltanto quando diminuisce realmente il rischio che essa è chiamata a presidiare.

Per questo motivo il legislatore non si limita a richiedere un miglioramento degli incassi.

Pretende che tale miglioramento sia il risultato di un progetto organizzativo almeno triennale, di un monitoraggio costante e di un sistema capace di mantenere nel tempo le migliori performance di riscossione.

La vera innovazione, quindi, non consiste nella riduzione del Fondo.

Consiste nell\'aver trasformato la gestione delle entrate in uno degli indicatori più significativi della qualità amministrativa dell\'Ente.

Perché il modo più efficace per ridurre il FCDE non è modificare le regole di calcolo.

È costruire un\'organizzazione capace di riscuotere meglio, in modo stabile, documentabile e duraturo.

Ed è proprio questa la sfida che la riforma affida agli Enti locali: non gestire un Fondo più piccolo, ma costruire un sistema di riscossione migliore.

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