I debiti fuori bilancio “certi nella sostanza” devono essere considerati nella determinazione del risultato di amministrazione, anche prima del formale riconoscimento consiliare.
Lo chiarisce la Corte dei conti, ribadendo che la rappresentazione contabile deve riflettere la reale situazione finanziaria dell’ente e non può essere rinviata a passaggi meramente formali.
Il tema incide direttamente sulla qualità del rendiconto e sulla tenuta degli equilibri di bilancio.
Con la deliberazione n. 264/2025/PRSP, la Corte dei conti – Sezione di controllo per la Regione Siciliana affronta un profilo operativo ricorrente nella gestione dei debiti fuori bilancio.
La Corte chiarisce che, quando l’ente ha già censito una passività:
Tale debito deve essere considerato “certo nella sostanza” e, come tale, rilevante ai fini degli equilibri finanziari, anche se manca ancora il riconoscimento formale ai sensi dell’articolo 194 del TUEL.
Il riconoscimento consiliare del debito fuori bilancio costituisce un passaggio necessario sul piano giuridico-amministrativo. Tuttavia, secondo la Corte, questo non può condizionare la rappresentazione contabile quando la passività è già maturata nei fatti.
La distinzione tra:
Non può tradursi in una sospensione della corretta rappresentazione finanziaria. In presenza di un debito certo nella sostanza, il bilancio deve già tenerne conto.
La Corte dei conti individua nell’accantonamento nel risultato di amministrazione lo strumento idoneo a intercettare il debito fuori bilancio certo nella sostanza.
In particolare:
Questa impostazione è coerente con:
L’obiettivo è evitare la formazione di avanzi “artificiali”, che non rappresentano la reale condizione finanziaria dell’ente.
Un punto centrale chiarito dalla pronuncia riguarda il rapporto tra accantonamento e riconoscimento del debito fuori bilancio.
L’accantonamento:
Ha una funzione esclusivamente contabile e prudenziale: rendere trasparente una passività già esistente e preparare il bilancio all’impatto finanziario del successivo riconoscimento, evitando squilibri improvvisi.
In questo senso, l’accantonamento non è una facoltà dell’ente, ma uno strumento tecnico necessario quando il rischio è già emerso in modo oggettivo.
La mancata considerazione dei debiti certi nella sostanza altera la lettura del risultato di amministrazione e può indurre decisioni di spesa fondate su presupposti non veritieri.
Un risultato di amministrazione che non tenga conto di tali passività:
L’accantonamento consente invece di rappresentare correttamente la situazione finanziaria, segnalando in modo chiaro la presenza di un debito in attesa di definizione formale.
La posizione assunta dalla Corte dei conti si inserisce in un orientamento volto a ridurre la distanza tra rappresentazione formale e sostanza economica delle operazioni.
Senza anticipare il riconoscimento consiliare, il sistema contabile è chiamato a intercettare tempestivamente i rischi già maturati.
In questo quadro, la gestione dei debiti fuori bilancio richiede agli enti locali un approccio più strutturato, orientato alla verità contabile e alla salvaguardia degli equilibri.
Alla luce di questo orientamento, gli enti locali sono chiamati a:
Quando il debito è già maturato nei fatti, il bilancio deve già tenerne conto.
Il rinvio dell’accantonamento non tutela l’ente, ma ne indebolisce la rappresentazione contabile e la capacità di governo degli equilibri finanziari.
Ulteriori spunti e aggiornamenti per comprendere meglio il contesto normativo e organizzativo della Pubblica Amministrazione.
Resta aggiornato su tutte le novità da Studio Sigaudo